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MESSINA

Santo Patrono, Madonna della Lettera - 3 Giugno
Taormina
Giardini Naxos
Letojanni

Brevi Cenni Storici

Posta in un sito di eccezionale bellezza, a guardia dello Stretto, che appare come un magico lago sul quale digradano le montagne calabresi e siciliane, Messina è conosciuta nel mondo attraverso gli sfondi dei quadri di Antonello, che è stato lo straordinario ambasciatore della “messinesità" Chiave della Sicilia, come è definita dai cronisti medievali. Messina ha vissuto la sua bimillenaria vicenda attorno al porto, scalo naturale fra i più accoglienti del Mediterraneo. Collocata in posizione strategica sulle rotte dei commerci e delle guerre, fu fondata verso la metà dell'VIII sec. a.C. da pirati calcidesi col nome di Zancle, forse per la suggestione derivata dalla forma del suo porto che ricorda una falce (zanclon in lingua sicula). Ribattezzata Messina da coloni messeni, che la ripopolarono nel V sec. a.C., prosperò nelle età greca e romana, tanto da essere definita da Cicerone civitas maxima et locupletissima. Conquistata dagli arabi nell'843, attraversò uno dei momenti più bui della sua storia, perché il porto cessò ogni attività e il centro abitato si spopolò quasi del tutto.
Recuperata nel 1061 dai Normanni alla cristianità, risorse a nuova vita divenendo uno degli empori più frequentati del Mediterraneo ed accogliendo tra le sue mura una popolazione composita e laboriosa, diretta da una élite formata da piccoli nobili e burocrati. Sede, a partire dal ‘500, di una fiorente industria della seta, commercializzata durante la fiera di mezz’agosto assurta a dimensioni europee, si ribellò alla Spagna nel 1674 e fu punita duramente.
La ripresa economica, sociale e civile fu frenata dallepidemia di peste del 1743 e, specialmente, dal terremoto del 1783 che la rase al suolo, mietendo tuttavia poche migliaia di vittime. Nel XIX secolo Messina fu ricostruita e diede nuovo impulso al porto. Quasi totalmente distrutta dal terremoto del 28 dicembre 1908, che uccise oltre 70.000 dei 160.000 abitanti, tra gli anni Dieci e Trenta fu riedificata sulla base di un razionale piano regolatore. L'economia cittadina fu connotata da una profonda trasformazione: le attività portuali subirono una flessione e la città si indirizzò progressivamente verso il terziario. Durante la II guerra mondiale i furiosi bombardamenti del 1943 deturparono il volto di Messina, che fu costretta ancora una volta ad una sofferta ricostruzione. Oggi conta oltre 250.000 abitanti.
La città presenta un impianto urbanistico moderno, nel quale si incastonano le testimonianze architettoniche sopravvissute ai terremoti ed ai bombardamenti. L'architettura della ricostruzione, dopo il sisma del 1908, è stata a lungo considerata come espressione di un’arte minore e priva di pregi. Oggi ci si rende conto che gli edifici in stile liberty o “eclettico” offrono testimonianza di una civiltà architettonica di tutto rispetto.

Monumenti e Chiese

Il Duomo (1150) Campanile del Duomo

Chiesa di Santa Maria della Valle (Badiazza) (XI sec.)
Santuario di Montalto
Teatro Vittorio Emanuele
Chiesa di San Giovanni di Malta
(535)
Chiesa del Ringo
(Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio) (1598-1604)

Monte di Pietà (1581)
Museo regionale di Messina
Museo regionale Montorsoli
Museo regionale Caravaggio
Madonnina dello Stretto
Chiesa dei Catalani
Chiesa S. Maria Alemanna
Chiesa di San Francesco d'Assisi
all'Immacolata

Absidi della Chiesa di S. Francesco
I Giganti Mata e Grifone,
fondatori di Messina
Fontana di Orione del Montorsoli
(1553)
Fontana del Nettuno
Cittadella di Messina
Forte Gonzaga
(Castel Gonzaga)
Forte San Salvatore
Lanterna di San Ranieri
(Torre della Lanterna)
Statua di Messina

Percorsi Naturalistici

Tra i Monti Nebrodi, numerosi sentieri consentono di conoscere e godere l’alto valore naturalistico e storico di questi luoghi. I Nebrodi, compresi tra le province di Messina, Catania ed Enna, sono delimitati a sud da un tronco del Simeto e da piano della Guardiola che li separano dagli Erei e dall'Etna, ad ovest dal solco del Pollina e dalla sella di Gangi con cui iniziano le Madonie, ad est dalla fiumara di Novara Sicilia da dove si estendono i Peloritani. Il loro nome deriva forse da un’antica parola attica nebros (cerbiatto), che richiama la natura fondamentale di questi monti, coperti da vaste distese boschive, tra cui quella di Caronia(altra denominazione dei Nebrodi). Fino ad 800 m., ma anche a quote più alte, vi è il regno del noccioleto, che comprendendo fra gli altri i comuni di Montalbano Elicona, Tripi, Novara di Sicilia, S. Piero Patti, Raccuja, Tortorici, Ucria, S. Salvatore di Fitalia, Longi, Galati Mamertino, dà vita ad una intensa attività economica, oggi in crisi.
A quote più alte (fino alla vetta di Monte Soro a 1846 m.), da dove si ammirano suggestivi panorami caratterizzati da valli e laghetti, prosperano faggi, lecci, roveri, cerri, pini, ontani, aceri, agrifoglio. Sono inoltre presenti dei terreni destinati al pascolo di bovini della razza “Rossa indigena", ovini, Caprini.
S. Fratello, Cesarò e Caronia, si incontrano, allo stato brado, i cavalli sanfratellani, e poi suini neri, bovini e ovini di allevamento che contribuiscono alla “pulitura del suolo” del sottobosco. Esistono anche piante rare, come yabies rielaroclensis e il tasso baccato del Bosco Tassita.
La ricca vegetazione, inconsueta per la Sicilia è sede ideale per una interessante fauna, che favorisce un ecosistema di mirabile equilibrio, ha recentemente indotto la Regione ad istituire il Parco naturale regionale dei Nebrodi, che comprende territori dei comuni di Capizzi, Cesarò, San Teodoro, San Fratello, Caronia, Militello Rosmarino, Alcara li Fusi, Longi, Galati Mamertino, S. Salvatore di Fitalia, Tortorici e Floresta. L’ente parco ha finalità economico-sociali, indirizzate alla promozione delle attività delle popolazioni residenti e obiettivi di salvaguardia del patrimonio naturale.
Il regno del bosco, alla Miraglia (dove si trova, presso Cesarò, Villa Miraglia, posto-rifugio attrezzato per i cacciatori) a Caronia, a Mistretta e in molti altri
luoghi, offre suggestioni solenni e primordiali; “è come entrare" -è stato detto- “in un’immensa cattedrale gotica", dove si aggirano martore, istrici, testuggini, donnole, tortore, picchi, sparvieri, upupe, gazze, merli, ghiandaie. Il ricco regime delle acque si esprime in fiumi, torrenti, stagni, laghetti e sorgenti.

Fra le sorgenti si ricordano quelle di Serra del Re e di Foresta Vecchia; fra i laghetti:

l'Urio Quattrocchi, sotto il monte Castelli, lo Zilio presso Caronia, Pizzo della Battaglia, quello artificiale di Maulazzo vicino a S. Fratello e, splendido, il lago del Biviere che si situa a 1325 m. tra i monti Soro e Scafi ed è ricco di piante acquatiche che formano affascinanti isole verdi. L'attività agricola e pastorale ha dato vita ad una produzione artigianale di generi alimentari di alto livello, come la provola (a Basicò e Montalbano), il pecorino, la ricotta (fresca e salata), il pane, i salumi (il salame di Sant’Angelo di Brolo), le salsicce, i dolci (le paste di mandorla di S.Fratello e Castell’Umberto), le marmellate, i fichi secchi. L'artigianato produce, tra l'altro, preziosi ricami. I paesi dei Nebrodi, che si vanno aprendo al turismo e, in particolare, all'agriturismo, presentano un patrimonio di arte e tradizioni, con pittoresche feste patronali, di grandissimo interesse.
Nel territorio compreso tra S. Fratello, Cesarò e Caronia, galoppano i cavalli sanfratellani in numero di 3500/3800 esemplari. Costituiscono una razza specifica, che forse deriva da un incrocio arabo normanno, ma che ha caratteristiche particolari.
In autunno si svolge la Mostra-Mercato del cavallo sanfratellano, che presenta interessanti risvolti collegati ad antiche tradizioni ed è occasione per una rassegna della complessiva economia dei Nebrodi. I paesi del comprensorio presentano notevole interesse dal punto di vista paesaggistico, artistico e delle tradizioni, ne ricorderemo soltanto alcuni, sottolineando comunque che quasi ogni centro può vantare attrattive non secondarie. Ficarra(450 m.) nei Nebrodi settentrionali, a lungo possedimento feudale della famiglia Lancia, conserva nella Chiesa Madre dell'Annunziata un polittico del XVI sec., già attribuito alla scuola di Antonello ed oggi considerato opera del Maestro del polittico di Castroreale, e sculture gaginesche. Di notevole interesse sono pure il Palazzo dei Baroni (secc. XVI e segg.) e i ruderi del convento dei Minori osservanti (1522). Montalbano Elicona (900 m.) si situa nei Nebrodi settentrionali, a nord-ovest del monte Seggio. Fondata intorno al X secolo, fu a lungonpossedimento feudale di nobili famiglie. Caratterizzata da un impianto tipicamente medievale, presenta un notevole castello aragonese (sec. XIV), recentemente restaurato e sede di manifestazioni culturali. Vive di pastorizia e di piccole aziende alimentari di trasformazione; recentemente ha visto sorgere nei suoi pressi uno stabilimento per l'imbottigliamento delle acque minerali della zona. Il 24 agosto si svolge la festa patronale della Madonna della Provvidenza con pittoresche manifestazioni folkloriche.
A San Fratello (m. 675), nei Nebrodi settentrionali, tra i torrenti Furiano e Inganno si svolge il Giovedì e Venerdì Santo la festa dei Giudei, durante la quale gli abitanti sfilano vestiti di rosso e con grandi maschere sul viso.
S. Marco d’Alunzio (548 m.), nei Nebrodi settentrionali, è importante per la Chiesa di S. Marco, realizzata con la trasformazione del tempio di Ercole.
Tra Frazzanò e Mirto, nei Nebrodi settentrionali, si può ammirare il monastero di S. Filippo di Fragalà dell’XI secolo. A S. Salvatore di Fitalia (618 m.) si trovano la chiesa del SS. Salvatore di fondazione normanna e quella di S. Maria, con sculture di Antonello Gagini, oltre al Santuario di S. Calogero, meta di fedeli in occasione della festa (20 agosto). Mistretta (900 m.) nei Nebrodi occidentali presso il Monte Castelli ha importanti chiese medievali e barocche ed interessanti palazzi. L’8 sett. si svolge la festa della Madonna, con la sfilata dei giganti, che ricordano la tradizione messinese di Mata e Grifone. Roccella Valdemone (m. 812), nei Nebrodi orientali, custodisce nelle sue chiese sculture di Giacomo Gagini (sec. XVI) ed è oggi sede di un vivace turismo agreste.

Miti e Leggende
La leggenda di Mata e Grifone
Mata era figlia di un nobile, tale Cosimo II di Castellaccio e Camaro. Il suo vero nome era Marta. Grifone era un saraceno di grande mole, a capo di un esercito conquistatore. Il suo vero nome era Hassan Ibn Hammar (da cui derivò poi Dinnammare) e il nome Grifone derivò da Grifo, che era una carica politica dell’epoca.
In quel periodo Messina era sottoposta alle scorrerie dei saraceni e, proprio in una di queste occasioni, Ibn-Hammar, adocchiò Mata.
Il gigante moro si innamorò della ragazza, tanto da chiederla in sposa al padre, il quale però gliela rifiutò, perchè non di fede cattolica.
Il saraceno offeso ed incollerito perse la testa, cominciò a commettere scorribande feroci, senza risparmiare crudeltà agli abitanti del luogo.
Per porre fine a questa situazione drammatica, il nobile messinese decise di acconsentire alle nozze, ma Mata pose la condizione che il saraceno dovesse prima convertirsi al cristianesimo.
Il giovane per amore, accettò la condizione, si convertì al cristianesimo e prese il nome di Grifo, ma, essendo grande e grosso, venne subito appellato Grifone.
Grifone, una volta sposato, smise di fare scorrerie e si dimostrò gentile e sinceramente innamorato, e, il matrimonio con Mata si rivelò molto prolifico, tanto che misero al mondo moltissimi figli. A causa della sua numerosa prole, nacque la leggenda che Mata e Grifone furono i progenitori dei messinesi.
I Comuni della Provincia di Messina...
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